intestazione

Oggetto: associazione Life per il seppellimento dei bambini non nati

  

Caro confratello,

ti scrivo per presentarti una associazione della quale forse non hai mai sentito parlare.
Il suo operato è silenzioso. Ma penso che conoscerne l’esistenza possa essere molto utile per preti che nell’esercizio del ministero vengono a contatto con persone interessate da un aborto spontaneo e che si chiedono se possono seppellire il loro bambino o dove vanno a finire i resti della loro creatura.


Personalmente sono stato coinvolto nel problema per la prima volta nel 1995. Un’amica che aveva avuto un aborto spontaneo, a qualche settimana dal raschiamento, volle sapere che fine avesse fatto quello che le era stato asportato. La struttura alla quale si era rivolta non seppe dare una risposta precisa. Lei, essendo avvocato, cercò se la materia fosse contemplata dalle leggi vigenti.
Ecco cosa è nato da quella ricerca.
Il D.P.R. 285/90 art. 7 distingue tra prodotti del concepimento di età inferiore alle 20 settimane, prodotti abortivi dalla 20 alla 28 settimane e feti che abbiano 28 settimane compiute. Per le ultime due categorie il seppellimento è prescritto e vi deve provvedere la struttura pubblica, per la prima devono essere i genitori a farne richiesta. Il caso della mia amica rientrava proprio nel primo tipo. Se nessuno presenta domanda, l’ASL provvede autonomamente a smaltire gli aborti.
Tornò dai responsabili della struttura a chiedere come mai non fosse stata informata di questa possibilità, di cui probabilmente si sarebbe avvalsa. Le fu detto che il suo prodotto del concepimento era probabilmente finito bruciato tra rifiuti, garze e tutto ciò che è contenuto nella plastica. Infatti il D.M. 25 maggio 1989, definendo le categorie che necessitano di particolari sistemi di smaltimento, distingue tra parti anatomiche riconoscibili, che devono essere inviate al forno crematorio del cimitero o inumate, e parti non riconoscibili, che vanno inviate all’inceneritore dell’AMNIUP. E il loro bambino o non era ancora sufficiente formato perché fossero riconoscibili parti del corpo umano o, quand’anche lo fossero, queste sarebbero state rese illeggibili dalle tecniche usate nell’estrazione/esplulsione.
A parte il fatto che la tecnica di aspirazione o il raschiamento frantuma un intero (basti considerare un’ecografia) ma non lo rende sempre irriconoscibile, scoprì che il ministro della sanità Donat Cattin il 16 marzo 1988, con circolare telegrafica n. 500/2/4/2-70, aveva precisato che il seppellimento in questione dovrebbe avvenire anche in assenza della richiesta dei genitori, in quanto lo smaltimento dei prodotti abortivi attraverso la rete fognante o i rifiuti urbani ordinari costituisce violazione del regolamento di polizia mortuaria e del regolamento di igiene mentre l’eventuale smaltimento attraverso la linea dei rifiuti speciali, seppur legittimo, urta contro i principi di etica comune.
In questo contesto e con queste premesse è nata la Life. Mi rendo conto che esistono problemi ben più gravi da affrontare e risolvere, a partire da quello della prevenzione dell’aborto. Ho però personalmente constatato quanto il seppellimento sia utile per aiutare gli interessati a elaborare il dramma di una gravidanza involontariamente interrotta. Spesso quando facciamo il seppellimento dei bambini non nati (così lo chiamiamo) sono presenti dei genitori. Per loro è di conforto sapere che quella creatura tanto desiderata non si è dissolta nel nulla, ma è in un posto dove possono recarsi a fare una visita, portare un fiore, versare una lacrima. Poiché se entro le 24 ore dall’espulsione del feto i genitori non hanno manifestato una qualche volontà circa lo smaltimento, ci deve pensare l’ospedale, tramite una convenzione l’Associazione li riceve in carico impegnandosi a seppellirli. Cosa che facciamo una volta ogni due mesi circa. Attualmente è operativa una convenzione con l’Ospedale di Padova ed ne è stata da poco sottoscritta una con l’Ospedale di Monselice. La richiesta può comunque essere fatta da qualsiasi genitore in qualsiasi struttura.
C’è un secondo aspetto da evidenziare. Il seppellimento diventa una affermazione della dignità dell’essere umano fin dal concepimento. Senza proclami urlati, senza cortei e striscioni. In maniera silenziosa, dal basso, affidando a Dio e ai misteriosi canali del suo amore il valore di questo gesto. Non mi è mai capitato che al seppellimento siano state presenti persone che hanno voluto l’interruzione di gravidanza, anche perché probabilmente col feto si è voluto rimuovere una ferita, una violenza, e quant’altro. Ma quando prendo in mano quei frammenti d’uomo, dentro di me dico: guarda che se tua mamma e tuo papà non ti hanno tenuto, non vuol dire che non ti volessero bene. Forse non hanno potuto tenerti, non hanno avuto coraggio e con te è morta una parte di loro. Tu cerca di volergli bene. Il dono della vita ti è stato dato per poco, un giorno, una settimana, qualche mese. Non importa. Comunque ti è stato dato. Ringraziamo insieme il Padre della vita per questo dono straordinario. E la nostra preghiera (la tua, la mia, quella della Chiesa) siano una benedizione e un perdono.
Ti allego un depliant che illustra l’associazione e uno che riguarda il seppellimento.
Ogni primo venerdì del mese nella chiesa della Madonna della Neve, che si trova nella struttura del Giustinianeo a Padova, alle ore 20.00 celebriamo una messa per la vita, alla quale sempre di più partecipano anche persone che hanno fatto ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. Vengono a invocare misericordia e a chiedere perdono a Dio e al/la loro figlio/a.
Per avere qualche informazione ulteriore puoi scrivere all’indirizzo dell’Associazione. Sarà premura dei responsabili far avere tutte le notizia richieste.

Padova, 5 agosto 2010
Dedicazione basilica di Santa Maria Maggiore

Don Roberto Ravazzolo

 

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